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mercoledì 28 dicembre 2016

step 23 - L'antracite selvaggio

Cos'è il "COLORE SELVAGGIO" ? 


Levi-Straus è stato uno dei primi a ricercare una struttura razionale capace di collegare ad ogni uomo un determinato pensiero dovuto al posto in cui è nato, infatti nel suo libro va ad analizzare come tutte le società elaborano delle credenze popolari o storie, così facendo creano nell'animo dell'uomo un radicamento territoriale. Egli parla anche di come sia possibile che ogni uomo conferisce ad un determinato oggetto un suo significato, e questo è determinato anche dalla sua provenienza e dalle sue credenze. Mentre il Pensiero selvaggio è un pensiero che non deriva da nessuna educazione ma si riconcilia all' uomo primitivo, un pensiero non influenzato dal contesto sociale.

Per quanto riguarda l'antracite possiamo pensare subito al carbone essendo proprio il carbon fossile a dare il nome a questo colore, oppure si può pensare all'antracite come sfumatura di grigio e quindi possiamo pensare al grigio selvaggio paragonandolo alle Gryshemde, letteralmente"Camicie Grigie", movimento sudafricano nazional-socialista attivo dal 32 al 49 che portò tanto dolore nella storia della nazione.




                               

                                    Storia del Gryshemde

A partire dal 1932, in Sudafrica iniziarono a emergere movimenti politici che si ispiravano ai principi del partito nazista tedesco, che in Sudafrica era presente come NSDAP/AO. Il più importante fu inizialmente chiamato "Movimento Nazional-Socialista Gentile Sudafricano" (o "Movimento Nazional-Socialista Cristiano del Sudafrica") fondato da Louis Weichardt nel 1933. Spiccatamente anti-semita, il movimento di Weichardt diede vita a un gruppo paramilitare che doveva essere l'equivalente sudafricano dello Sturmabteilung tedesco, battezzato Gryshemde. Le "camicie grigie" divennero in breve tempo così note che il nome "Gryshemde" venne applicato a indicare l'intero movimento. A differenza di altri gruppi estremisti boeri, il Gryshemde non si pose come movimento esclusivamente afrikaner, cercando invece il consenso anche della popolazione sudafricana di origine britannica, facendo dell'unità nazionale uno dei propri principi ispiratori.
Dal Gryshemde si scissero nel tempo un certo numero di gruppi minori, come il Partito fascista sudafricano di  Johannes von Moltke. La maggior parte di questi gruppi in seguito confluirono nel National Party (NP) di Daniel Francois, a cui le camicie grigie invece scelsero di non aderire. Nel 1938 il Gryshemde corse per le elezioni senza stabilire alleanze, e non ottenne risultati apprezzabili.
Il Partito Nazionale individuo nel Gryshemde un avversario politico, e lo attaccò duramente. In un celebre articolo apparso sul giornale Die Burger nell'ottobre 1934, un esponente dell'NP affermò che l'obiettivo ultimo del Gryshemde era l'instaurazione della dittatura..
Durante gli anni trenta si verificò una massiccia immigrazione di profughi ebrei dalla Germania verso il Sudafrica. Le camicie grigie si mobilitarono contro questa tendenza, dando luogo a diverse manifestazioni e iniziative di protesta. Una delle più grandi manifestazioni ebbe luogo in occasione dello sbarco a Città del capo di una nave che trasportava profughi ebrei per conto di una organizzazione filo-britannica e antinazista nota come Consiglio per gli ebrei tedeschi. La portata della manifestazione antisemita organizzata dalle camicie grigie fu tale che Sarah Millin fece formalmente appello a Jan Smuts affinché il movimento venisse messo a tacere; la sua richiesta venne però ignorata
Durante la seconda guerra mondiale, in cui il Sudafrica prese posizione sul fronte alleato le camicie grigie erano sospettate di simpatizzare per il nemico, e le loro attività furono tenute costantemente sotto osservazione.
Dopo la guerra, nel 1949, il movimento cambiò il proprio nome in "Partito dei Lavoratori Bianchi" (White Workers Party). La maggior parte dei membri del partito finirono però per confluire nel nuovo NP, noto come Partito nazionale riunificato, e poco tempo dopo il movimento delle Greyshirts venne definitivamente sciolto.

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lunedì 19 dicembre 2016

Step 21 - L antracite e i suoi protagonisti

Se dovessi rappresentare un protagonista nella storia attraverso il colore antracite mi verrebbe in mente Pablo Picasso mentre stava creando uno dei suoi quadri più importanti: La Guernica.
Forse perchè ho in mente la foto che lo ritrae mentre stava finendo il capolavoro che lo rese famoso in tutto il mondo, o forse perchè quel periodo era un periodo di guerra e distruzione, e quale colore migliore se non il grigio antracite per rappresentare quelle emozioni.


PABLO RUIZ Y PICASSO


Pablo Picasso (1881-1973) nacque a Malaga, in Spagna, da un padre, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.
Dal 1901 lo stile di Picasso iniziò a mostrare dei tratti originali. Ebbe inizio il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultavano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati.

Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il «periodo rosa». Oltre a cambiare il colore nei quadri di questo periodo cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.
In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.
La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.
Ma la vitalità di Picasso non si arrestò lì. La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto nel 1973 all’età di novantadue anni.



LA GUERNICA


Dopo aver fatto ritorno in Francia nel 1936, Picasso venne incaricato della realizzazione di un grande murales per rappresentare la Repubblica Spagnola nell'Esposizione Universale di Parigi del 1937. Mentre meditava sul soggetto, tuttavia, venne colto dalla notizia dello sterminio della popolazione della cittadella basca di Guernica, cinicamente uccisa dalla furia distruttrice di un bombardamento aereo nazista, inteso come un semplice esperimento terroristico.
Drammaticamente turbato da quello che era un feroce crimine verso l'umanità, e assorbito nella volontà di denunciare le atrocità belliche, Picasso prontamente stese nel 1937 un'opera destinata ad assurgere ad icona: Guernica, per l'appunto. Ricorrendo ad un monocromo giocato esclusivamente sui toni del grigio, eco delle foto in bianco e nero che documentavano la tragedia, Picasso racconta la drammaticità del bombardamento raffigurando una stanza in cui figurano volti deformi, corpi sfatti e cavalli moribondi, restituendoci una delle opere che meglio incarnano il suo impegno morale e civile.


Link :


Step 18 - le arti pittoriche



Albrecht Durer - Melancolia


Questa incisione è stata fatta al bulino nel 1514(la data si può vedere in basso a destra con la sigla dell'artista, ed è inserita anche nel 'quadrato magico' nelle due caselle centrali in basso). Il titolo è "MELENCOLIA I": in essa vediamo una figura alata che ha un atteggiamento meditativo,è 'scura'in volto, tiene nella mano destra un compasso e intorno a lei vi sono molti oggetti e strumenti; ogni dettaglio della scena rappresenta un simbolismo ben preciso. 
Sul numero I  sono state avanzate parecchie ipotesi ma la più accreditata pare voglia indicare una condizione primitiva, come il primo gradino della conoscenza da salire,come la prima opera degli alchimisti,come lo stato d'animo di malinconia,di angoscia e travaglio interiore,assimilabile alla notte,alla 'nigredo',all'elemento terra.La donna, infatti, è scura in volto e la scritta  sul nastro sorretto dal pipistrello sembra indicare proprio questa condizione di 'melanosi',di 'nigredo', paragonabile ad uno stato d'animo di tristezza, pensosità.




Giacomo Balla - Cane al guinzaglio




G. Balla in quest'opera è suggestionato dalla fotografia, infatti l'inquadratura è tipicamente fotografica, egli taglia la scena in corrispondenza delle caviglie della padrona del cane. Comunque la sua ricerca sul tema e sul modo di rendere il movimento è da collocarsi nel periodo della sua adesione al movimento futurista che avviene attorno al 1912. In quest'opera  elemento di grande evidenza e di grande effetto è anche il modo in cui Balla  riesce a rendere il movimento delle zampe e della coda del cane e dei piedi della signora. 



Link :

http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/arte/annuario/opballa.html

http://www.duepassinelmistero.com/Arte%20e%20Alchimia.htm

Step 15 - La pubblicità


Manifesto 1931


Agli albori degli anni ’30 Campari lancia una sfida. Affida la propria campagna al futurista Depero. L’artista stravolge il manifesto: il colore lascia spazio al monocromo, il prodotto scompare o si nasconde, le figure umane diventano simboli stilizzati e gli slogan vere e proprie poesie futuriste, “paesaggi tipografici” giocati su arditi giochi di parole. La svolta è epocale ed il successo sorprendente per la stessa azienda.








Pubblicità Alfa Romeo ani 20 :



                                 




Link :

http://www.balillaregistroitaliano.it/Alfa%20Romeo/Produzione%20Alfa%20Romeo/slides/pubblicit%C3%A0%20Anni%2030%2006.html
file:///C:/Users/danie/Pictures/Evoluzione-del-manifesto-artistico.pdf

giovedì 8 dicembre 2016

step 11 - Documento



 La prima foto rappresenta un documento nonchè dichiarazione di ricevuta di una richiesta di ausiliarità nella miniera di antracite.
Data 19 ottobre 1935.


Fotografia


La foto qui riportata rappresenta il crollo della miniera di carbone e antracite di Monongha in West Virginia che esattamente 106 anni fa costò la vita a migliaia di persone.









Link :

http://3.bpTMEncmAEux4/UqHlpsdz8gI/AAAAAAAAFSw/nLour8iL1gY/s1600/Marcinelle.jpg .blogspot.com/-
http://nicolafacciolini.blogspot.it/2013/12/la-catastrofe-della-miniera-di-monongah.html
http://images.delcampe.com/img_large/auction/000/231/249/020_001.jpg

domenica 20 novembre 2016

step 4 - i colori nel mito

Nell'antichità più una società era stabile e strutturata più l'uso sociale del colore, dei suoi codici e del suo simbolismo era rigidamente stabilito; per millenni quindi la produzione artistica dell'antico Egitto e delle civiltà mediterranee rimase immutata. 


Il GRIGIO è il colore della perfetta neutralità, una terra di nessuno priva di vita. Chi lo sceglie tende alla distanza e al non coinvolgimento. E' il colore della nebbia, dell'ombra e del crepuscolo, dell'eleganza e della distinzione. Indica incertezza, purezza, franchezza, sensibilità, superficialità e mancanza d'autostima. L'intelligenza è notevole, ma ha un carattere inflessibile e tende a giudicare severamente gli altri. Solitario, cerca di tenersi a distanza dalla confusione, un po' introverso, può sembrare freddo, inavvicinabile e poco cordiale, timido e chiuso, ha paura di affrontare la vita. Teme l'imprevisto e gli stimoli esterni, detesta il compromesso e non accetta di lasciarsi coinvolgere, ama la verità ed è pieno di speranza.


Atena glaukopis (glaucopide)
Da Omero in poi, l'epiteto di Atena più comunemente usato in poesia è ”glaukopis” (γλαυκώπις), che viene solitamente tradotto come con lo sguardo scintillante o dagli occhi lampeggianti. Il termine è una combinazione di glaukos  (γλαύκος, che significa "lucente", "argenteo" e, in epoche più tarde "blu-verdognolo" e "GRIGIO") e ops (ώψ, "occhio" o talvolta "viso").


Atena è la dea della chiarezza che si rispecchia nell'occhio. È interessante notare che glaux (γλαύξ, civetta) deriva dalla medesima radice, probabilmente per i particolari occhi di cui è dotato l'animale. La figura di quest'uccello capace di vedere di notte è strettamente legata alla dea della saggezza: a partire fin dalle prime raffigurazioni è dipinta con la civetta appollaiata sulla testa. L'etimo però è identico e significa splendente, come del resto glaucos viene anche riferito al colore splendente del mare. Ciò che caratterizza la civetta rispetto ad altri uccelli, è appunto l'occhio grande e splendente, e nell'occhio azzurro e luminoso si riassume anche l'essenza di Atena. Così la civetta divenne l'animale sacro ad Atena