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lunedì 19 dicembre 2016

Step 21 - L antracite e i suoi protagonisti

Se dovessi rappresentare un protagonista nella storia attraverso il colore antracite mi verrebbe in mente Pablo Picasso mentre stava creando uno dei suoi quadri più importanti: La Guernica.
Forse perchè ho in mente la foto che lo ritrae mentre stava finendo il capolavoro che lo rese famoso in tutto il mondo, o forse perchè quel periodo era un periodo di guerra e distruzione, e quale colore migliore se non il grigio antracite per rappresentare quelle emozioni.


PABLO RUIZ Y PICASSO


Pablo Picasso (1881-1973) nacque a Malaga, in Spagna, da un padre, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente.
Dal 1901 lo stile di Picasso iniziò a mostrare dei tratti originali. Ebbe inizio il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultavano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati.

Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il «periodo rosa». Oltre a cambiare il colore nei quadri di questo periodo cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne tra il 1906 e il 1907. In quegli anni vi fu la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell’esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi. Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l’indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l’avvio della stagione cubista di Picasso.
In quegli anni fu legato da un intenso sodalizio artistico con George Braque. I due artisti lavorarono a stretto contatto di gomito, producendo opere che sono spesso indistinguibili tra loro. In questo periodo avvenne la definitiva consacrazione dell’artista che raggiunse livelli di notorietà mai raggiunti da altro pittore in questo secolo.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica. Il passaggio dal cubismo analitico al cubismo sintetico rappresentò un momento fondamentale della sua evoluzione artistica. Il pittore appariva sempre più interessato alla semplificazione della forma, per giungere al segno puro che contenesse in sé la struttura della cosa e la sua riconoscibilità concettuale.
La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali. Questo suo ritorno alla figuratività anticipò di qualche anno un analogo fenomeno che, dalla metà degli anni ’20 in poi, si diffuse in tutta Europa segnando la fine delle Avanguardie Storiche.
Ma la vitalità di Picasso non si arrestò lì. La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell’espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori «d’après»: ossia rivisitazioni, in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull’erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.
Picasso è morto nel 1973 all’età di novantadue anni.



LA GUERNICA


Dopo aver fatto ritorno in Francia nel 1936, Picasso venne incaricato della realizzazione di un grande murales per rappresentare la Repubblica Spagnola nell'Esposizione Universale di Parigi del 1937. Mentre meditava sul soggetto, tuttavia, venne colto dalla notizia dello sterminio della popolazione della cittadella basca di Guernica, cinicamente uccisa dalla furia distruttrice di un bombardamento aereo nazista, inteso come un semplice esperimento terroristico.
Drammaticamente turbato da quello che era un feroce crimine verso l'umanità, e assorbito nella volontà di denunciare le atrocità belliche, Picasso prontamente stese nel 1937 un'opera destinata ad assurgere ad icona: Guernica, per l'appunto. Ricorrendo ad un monocromo giocato esclusivamente sui toni del grigio, eco delle foto in bianco e nero che documentavano la tragedia, Picasso racconta la drammaticità del bombardamento raffigurando una stanza in cui figurano volti deformi, corpi sfatti e cavalli moribondi, restituendoci una delle opere che meglio incarnano il suo impegno morale e civile.


Link :


Step 18 - le arti pittoriche



Albrecht Durer - Melancolia


Questa incisione è stata fatta al bulino nel 1514(la data si può vedere in basso a destra con la sigla dell'artista, ed è inserita anche nel 'quadrato magico' nelle due caselle centrali in basso). Il titolo è "MELENCOLIA I": in essa vediamo una figura alata che ha un atteggiamento meditativo,è 'scura'in volto, tiene nella mano destra un compasso e intorno a lei vi sono molti oggetti e strumenti; ogni dettaglio della scena rappresenta un simbolismo ben preciso. 
Sul numero I  sono state avanzate parecchie ipotesi ma la più accreditata pare voglia indicare una condizione primitiva, come il primo gradino della conoscenza da salire,come la prima opera degli alchimisti,come lo stato d'animo di malinconia,di angoscia e travaglio interiore,assimilabile alla notte,alla 'nigredo',all'elemento terra.La donna, infatti, è scura in volto e la scritta  sul nastro sorretto dal pipistrello sembra indicare proprio questa condizione di 'melanosi',di 'nigredo', paragonabile ad uno stato d'animo di tristezza, pensosità.




Giacomo Balla - Cane al guinzaglio




G. Balla in quest'opera è suggestionato dalla fotografia, infatti l'inquadratura è tipicamente fotografica, egli taglia la scena in corrispondenza delle caviglie della padrona del cane. Comunque la sua ricerca sul tema e sul modo di rendere il movimento è da collocarsi nel periodo della sua adesione al movimento futurista che avviene attorno al 1912. In quest'opera  elemento di grande evidenza e di grande effetto è anche il modo in cui Balla  riesce a rendere il movimento delle zampe e della coda del cane e dei piedi della signora. 



Link :

http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/arte/annuario/opballa.html

http://www.duepassinelmistero.com/Arte%20e%20Alchimia.htm

giovedì 8 dicembre 2016

step 13 - L'antracite nel fumetto


Ho scelto Zerocalcare per descrivere il mio colore nel fumetto poichè oltre all'immagine che ho trovato, che cita il colore GRIGIO poichè il fumettista sta facendo una critica sul film "50 sfumature di grigio", ma appunto, oltre a questa immagine ho scelto i suoi fumetti perchè la sua caratteristica è disegnare in una scala di grigi e MAI a colori.





Presentazione :

Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech (Arezzo, 12 dicembre 1983), è un fumettista italiano.
Il nome d'arte "Zerocalcare" nasce quando, dovendo scegliersi un nickname per partecipare ad una discussione su internet, si ispirò al refrain dello spot televisivo di un prodotto anti-calcare che stava andando in onda in quel momento 


Link :

domenica 20 novembre 2016

step 4 - i colori nel mito

Nell'antichità più una società era stabile e strutturata più l'uso sociale del colore, dei suoi codici e del suo simbolismo era rigidamente stabilito; per millenni quindi la produzione artistica dell'antico Egitto e delle civiltà mediterranee rimase immutata. 


Il GRIGIO è il colore della perfetta neutralità, una terra di nessuno priva di vita. Chi lo sceglie tende alla distanza e al non coinvolgimento. E' il colore della nebbia, dell'ombra e del crepuscolo, dell'eleganza e della distinzione. Indica incertezza, purezza, franchezza, sensibilità, superficialità e mancanza d'autostima. L'intelligenza è notevole, ma ha un carattere inflessibile e tende a giudicare severamente gli altri. Solitario, cerca di tenersi a distanza dalla confusione, un po' introverso, può sembrare freddo, inavvicinabile e poco cordiale, timido e chiuso, ha paura di affrontare la vita. Teme l'imprevisto e gli stimoli esterni, detesta il compromesso e non accetta di lasciarsi coinvolgere, ama la verità ed è pieno di speranza.


Atena glaukopis (glaucopide)
Da Omero in poi, l'epiteto di Atena più comunemente usato in poesia è ”glaukopis” (γλαυκώπις), che viene solitamente tradotto come con lo sguardo scintillante o dagli occhi lampeggianti. Il termine è una combinazione di glaukos  (γλαύκος, che significa "lucente", "argenteo" e, in epoche più tarde "blu-verdognolo" e "GRIGIO") e ops (ώψ, "occhio" o talvolta "viso").


Atena è la dea della chiarezza che si rispecchia nell'occhio. È interessante notare che glaux (γλαύξ, civetta) deriva dalla medesima radice, probabilmente per i particolari occhi di cui è dotato l'animale. La figura di quest'uccello capace di vedere di notte è strettamente legata alla dea della saggezza: a partire fin dalle prime raffigurazioni è dipinta con la civetta appollaiata sulla testa. L'etimo però è identico e significa splendente, come del resto glaucos viene anche riferito al colore splendente del mare. Ciò che caratterizza la civetta rispetto ad altri uccelli, è appunto l'occhio grande e splendente, e nell'occhio azzurro e luminoso si riassume anche l'essenza di Atena. Così la civetta divenne l'animale sacro ad Atena